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La storia del principe azzurro senza cavallo bianco.

Lui era davvero un bravo ragazzo, di quelli che la vita ti regala quando ne hai bisogno.
Lei lo chiamava “il principe azzurro ma senza cavallo”. Non aveva la patente e questo le dava parecchio dispiacere perché per l’età che aveva, 30 anni freschi freschi, non poteva di certo permettersi ancora di girare in scooter come un quindicenne. Tra l’altro vivevano in due paesini distanti di circa tre quarti d’ora e quando lei non era nella città dove studiava, si vedevano anche dopo un mese.
Lui riteneva che non gli servisse la macchina, pareva vivere in un’altra epoca quando ragionava così. Le donne hanno molte esigenze e a volte è necessario mostrarsi uomini con la U maiuscola, altrimenti te ne torni a casa come un cane bastonato.
La questione della patente, tuttavia, non era il problema principale.
Lei lo aveva incontrato in un periodo sbagliato, o forse non erano fatti per stare insieme.
Lei era una donna molto sicura e con esperienza in campo, lui un uomo con parecchi complessi mentali e poca maestria nell’arte dell’amore.
Sentiva quella storia come un abito che indossi perché nel complesso ti piace ma a guardarlo da vicino non ti sta tanto bene ed è pieno di piccoli difetti che vorresti quasi buttarlo.
Ma lei non lo buttava perché era buono e perché la faceva stare bene, la faceva ridere, era diverso dagli altri e voleva provare a conoscerlo fino in fondo, giocarsi tutto fino all’ultima carta con il rischio che lui si sarebbe perdutamente innamorato e avrebbe sofferto quando, a fine partita, scopriva di aver perso già dalla partenza.

Se questo strano amore potesse essere racchiuso in un istituto giuridico, lei lo avrebbe classificato nella “responsabilità precontrattuale”.
Perché? Perché lei sapeva di non comportarsi proprio secondo ‘buona fede’, sapeva che non avrebbe mai voluto legarsi a lui, non avrebbe mai stipulato il contratto della loro relazione. In parole povere lo aveva coinvolto in trattative inutili.

Ma il cuore certe ragioni non le sente e per lei c’era la scusante del “in amore e in guerra tutto è concesso”.
Aveva avuto parecchie delusioni in amore e voleva provare a stare tranquilla per una volta, non programmare e non aspettarsi niente, entrare per la prima volta nell’ottica maschile, quella che non coniuga nessun verbo al futuro.

Una sera, però, io l’ho sentita pronunciare queste parole:
“Nel mio cuore non c’è posto per nessuno finché non si libera”.
Sono rimasta in silenzio e non le ho detto nulla, a certe affermazioni si può solo tacere.

 

– Lisae